02 LUG 2014 |

Lettera aperta a Michele Ferrero

Egregio Cav. Michele Ferrero,
Chi le scrive è un imprenditore che ha sempre guardato a lei, al suo gruppo e ai suoi marchi come a modelli di eccellenza da imitare, icone del made in Italy in tutto il mondo, orgoglio dell’industria alimentare italiana.
Anche da consumatore ho sempre riempito le mie dispense dei suoi prodotti, ammirato ogni volta dalla loro capacità di esprimere una perfetta sintesi di gusto e qualità.

Ho sempre dato per scontato che un imprenditore illuminato come lei fosse anche particolarmente attento a una serie di valori che vanno al di là del mero tornaconto economico. L’ho pensato fino a qualche mese fa, quando ho appreso con grande sorpresa che per compensare una perdita di fatturato derivata dalla disdetta del contratto di commercializzazione dei Fonzie’s, Ferrero aveva fatto un accordo con PepsiCo per distribuire in Italia le patatine Lay’s. Penserà che la cosa mi abbia dato fastidio perché ha abbassato il ponte levatoio a un mio futuro competitor: la stupirò, invece, confessandole che il motivo della mia delusione è di natura completamente diversa. Sono deluso perché costruire in Italia un trampolino di lancio per un colosso come PepsiCo, significa dare una piccola, ma significativa spallata a un comparto, come quello delle patatine, che oggi è quasi totalmente in mano a produttori italiani. Nel giro di 10 anni, i signori di PepsiCo faranno qualche piccola acquisizione in Italia e manterranno qui una minima parte della produzione, il resto, il grosso, lo produrranno all’estero, con il risultato che in futuro gran parte delle patatine che mangeremo in Italia arriverà da altri paesi e genererà ricchezza e posti di lavoro altrove. Penserà che è ingenuo sperare di poter fermare un colosso come PepsiCo. Le rispondo che ha ragione, ma se non si può fermare, gli si può almeno fare un po’ di resistenza. Se lei, che è leader di mercato, si fosse risultato di introdurli e dopo di lei anche Granarolo e Barilla avessero seguito il suo esempio, forse PepsiCo ci avrebbe pensato sopra, come peraltro ha fatto in Germania e Francia, dove lo spirito di corpo tra imprenditori è molto più forte che da noi e il brand Lay’s non si vede. Sono 10 anni che i manager della Lay’s cercano un ‘varco’ per introdursi sul nostro mercato. L’avevano trovato ai tempi della Sme, comprando il 49% di Pai, ma in quell’occasione era stato abile il mio concorrente Vitaloni a comprare a sua volta il 51% della società, mettendoli in minoranza e costringendoli a fuoriuscire…

Tutto questo per dirle che fossi stato in lei, anche per rispetto nei confronti di un Paese sul quale ha costruito il suo successo, non avrei steso il tappeto rosso a PepsiCo. Perché, insisto, ci sono valori che vanno ben oltre una commessa commerciale, soprattutto per chi ha il privilegio e l’onore di chiamarsi Ferrero.

Detto questo, svuoterò le mie dispense dai suoi prodotti e inviterò i miei gli e nipoti a fare altrettanto. Non perché ho un competitor in più, ma perché purtroppo ho, da oggi, un mito in meno.

Alfredo Moratti

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